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Il
sangue placentare |
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L'utilizzo
terapeutico |
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La
Banca di Sangue Placentare della Regione Abruzzo |
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La
donazione del sangue placentare |
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I
criteri di esclusione alla donazione |
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Cosa
è necessario fare per donare |
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La
donazione 'diretta' |
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Il
percorso donazionale ed il processo di bancaggio: schema
illustrativo |
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La
raccolta ed il bancaggio del sangue placentare |
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Sviluppo
e ricerca |
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L'ADISCO
Abruzzo |
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Come
contattarci |
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| Il
sangue placentare:
Al
termine del parto, dopo che il cordone ombelicale del neonato è stato
reciso, nei vasi placentari e cordonali residua una quota di sangue,
generalmente considerata prodotto di scarto.
Nel 1974 è stata segnalata nel sangue placentare o sangue da cordone
ombelicale la presenza di cellule staminali emopoietiche, simili a quelle
che si trovano nel midollo osseo.
Studi successivi, condotti da un gruppo di ricercatori statunitensi, hanno
quindi prospettato la possibilità di raccogliere il sangue placentare
come fonte di cellule staminali emopoietiche per uso clinico ai fini di
trapianto, in alternativa al midollo osseo .
Tali studi hanno, quindi, consentito il rapido sviluppo dei programmi di
donazione e bancaggio del sangue placentare e le sue prime applicazioni
cliniche come fonte di emopoiesi.
Infatti, per un paziente in attesa di trapianto la probabilità di
reperire un donatore compatibile in ambito familiare è pari al 25% circa
e del restante 75% solo il 35% riesce a reperire un donatore compatibile
nei Registri internazionali di midollo osseo (circa 7.000.000 di donatori
tipizzati).
Le banche di sangue placentare offrono, pertanto, maggiori opportunità di
cura a quei pazienti in attesa di trapianto, che non sono in grado di
reperire un donatore compatibile.
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L'utilizzo
terapeutico:
Il
primo trapianto di sangue placentare è stato eseguito nel 1988 in un
ragazzo affetto da una grave forma di anemia. Da quella data ad oggi sono
stati eseguiti nel mondo oltre 2.000 trapianti con sangue placentare.
L'utilizzo di questa fonte emopoietica alternativa determina indubbi
vantaggi di natura pratica e biologica, sia per il donatore che per il
ricevente:
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- assenza di rischi
legati a procedure invasive per la madre e per il neonato, a fronte
del rischio anestesiologico legato alla donazione di midollo osseo;
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- assenza del rischio di
rifiuto della donazione, evenienza possibile nel momento in cui viene
proposta al donatore la procedura di espianto di midollo osseo;
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- pronta disponibilità
alla richiesta, pari a pochi giorni o settimane per le unità di
sangue placentare, contro svariati mesi necessari per reperire un
donatore di midollo osseo;
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- presenza di minoranze
etniche emergenti in una società multirazziale, sempre più diffusa,
tuttavia poco rappresentate nei Registri di midollo osseo;
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- minor rischio di
malattie infettive trasmissibili;
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- minor restrizione nel
grado di compatibilità del sistema antigenico leucocitario (Human
Leucocyte Antigens - HLA) richiesto tra donatore e ricevente nel caso
di trapianto di sangue placentare che prevede, altresì, un'identità
pressoché assoluta nel caso di trapianto di midollo osseo;
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- minor rischio di gravi
reazioni immunologiche post-trapianto, come la malattia da trapianto
contro l'ospite (Graft versus Host Disease, GvHD), responsabile di
un'alta morbilità e mortalità post-trapianto.
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A fronte
di tali vantaggi, il sangue placentare presenta il limite di uno scarso
contenuto di cellule staminali emopoietiche che ne condiziona l'utilizzo a
scopi prevalentemente pediatrici.
Infatti, la soglia cellulare minima per il bancaggio delle unità di
sangue placentare è di 800.000.000 di cellule staminali emopoietiche,
mentre la soglia cellulare minima per il trapianto è di 20.000.000 di
cellule staminali emopoietiche per ogni Kg di peso del ricevente.
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l
trapianto di cellule staminali emopoietiche da sangue placentare viene
utilizzato in numerose patologie potenzialmente curabili con il trapianto
emopoietico come leucemie, linfomi, alcuni tumori solidi, gravi forme di
anemie, deficit immunitari ed errori congeniti del metabolismo.
Inoltre sono in corso di studio applicazioni terapeutiche del tutto
innovative che riguardano la 'plasticità' delle cellule staminali,
caratteristica che consente la differenziazione in cellule somatiche
appartenenti a tessuti di natura non emopoietica come cuore, tessuto
muscolare, tessuto nervoso etc. e che sembrerebbe particolarmente spiccata
nelle cellule di sangue placentare.
Tali strategie di cura necessitano, al momento, di più approfonditi studi
sperimentali e, soprattutto, di studi clinici di validazione.
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La
Banca di Sangue Placentare della Regione Abruzzo:
La Banca di Sangue
Placentare della Regione Abruzzo è sita presso il Dipartimento di
Medicina Trasfusionale dell'Azienda USL di Pescara ed opera grazie ad una
stretta collaborazione con la Divisione di Ostetricia e Ginecologia dello
stesso Presidio Ospedaliero e del Centro Interregionale di Tipizzazione
Tissutale dell'Ospedale Collemaggio dell'Azienda USL di L'Aquila.
La Banca ha all'attivo più di 2.000 unità raccolte (15 unità dedicate)
di cui circa 800 bancate e 600 disponibili per trapianto (settembre 2002).
La finalità è quella di contribuire ai circuiti internazionali (Netcord)
con adeguate rappresentanze (inventario di 2000 unità).
La Banca è operativa dal 1997, grazie all'avvio di un progetto pilota
finanziato dall'Istituto Superiore di Sanità, derivando la spinta dalla
continua ricerca di fonti alternative di cellule staminali emopoietiche
per trapianto e di nuove strategie di cura in ambito onco-ematologico. Dal
1999 ha, quindi, ricevuto finanziamenti erogati dall'Assessorato alla
Sanità della regione Abruzzo che hanno consentito la piena operatività
del programma.
Le attività
istituzionali riguardano la raccolta, la tipizzazione, la qualificazione
biologica e la crioconservazione di:
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- unità per trapianto
allogenico da donatore non correlato;
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- "unità
dedicate" per trapianto allogenico da donatore correlato
(familiare).
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La
donazione del Sangue Placentare:
La donazione del
sangue placentare è un atto di solidarietà che offre maggiori opportunità
di cura a tutte quelle persone in attesa di trapianto che non hanno
un donatore compatibile.
Informazioni circa la donazione del sangue placentare vengono fornite alle
gestanti dal personale sanitario della Banca e della Divisione di
Ostetricia e Ginecologia del Presidio Ospedaliero della AUSL di Pescara e
dai volontari dell'associazione ADISCO Abruzzo:
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- presso la sede della
Banca;
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- durante i corsi di
preparazione al parto;
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- in occasione delle
visite pre-parto;
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- al momento del ricovero
in Ospedale;
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- presso la sede ADISCO
Abruzzo.
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Attualmente
è possibile donare il sangue placentare presso la Divisione di Ostetricia
e Ginecologia del Presidio Ospedaliero della ASL di Pescara, dove
personale medico e ostetrico è addestrato alla raccolta secondo metodiche
rispondenti a standard internazionali.
Inoltre, è in fase di realizzazione un progetto regionale che prevede
l'istituzione di una rete di raccolta, con il coinvolgimento di diversi
punti-nascita, allo scopo di estendere la possibilità donazionale sul
territorio.
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Cosa è
necessario fare per donare il sangue placentare?
Per donare il sangue placentare è necessario essere in buone condizioni
di salute e rispettare alcuni semplici procedure volte al rispetto e alla
tutela del donatore e, nello stesso tempo, a minimizzare il rischio di
trasmettere malattie al ricevente.
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| All'atto
della donazione: |
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| 1.
E' necessario che la coppia donatrice: |
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- esprima la propria
volontà incondizionata sottoscrivendo un consenso informato alla
donazione;
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- compili un questionario
anamnestico che riguarda le proprie condizioni di salute e quelle dei
familiari diretti;
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2. E'
necessario, inoltre, che la madre donatrice venga sottoposta ad un
prelievo di sangue periferico (12 ml) per l'esecuzione degli esami di
legge obbligatori per la donazione di sangue;
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| 3.
E' necessario, infine, che il personale medico verifichi le condizioni di
salute del neonato. |
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| A
6/12 mesi dal parto è necessario che: |
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| 1.
Un sanitario della Banca: |
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- controlli nuovamente
l'anamnesi familiare;
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2. La
madre donatrice venga nuovamente sottoposta ad un prelievo di sangue
periferico (10 ml) per la ripetizione degli esami di legge obbligatori per
la donazione di sangue. In ogni caso, tutte le informazioni sono garantite
da assoluti criteri di riservatezza
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I
criteri di esclusione alla donazione:
Come per la donazione di sangue, esistono condizioni cliniche e
comportamenti a rischio che precludono la donazione del sangue placentare.
Alcuni criteri di ineleggibilità riguardano l'esistenza di varie
patologie a carico dei genitori e/o dei familiari: vengono rilevati con
criteri anamnestici mediante dettagliati questionari clinici e sono
valutati di volta in volta dal personale medico della banca.
Altri criteri di esclusione alla donazione sono di natura ostetrico/neonatale
e vengono, di conseguenza, valutati dal personale medico e ostetrico
durante la gestazione e al momento del parto:
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- gestazione inferiore a
34 settimane;
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- rottura delle membrane
superiore a 12 ore;
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- febbre della madre
superiore a 38°C al momento del parto;
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- parto vaginale
operativo;
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- malformazioni congenite
note del neonato;
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Le
donazioni dirette :
Le donazioni
dirette sono unità di SP raccolte da neonati fratelli di pazienti affetti
da patologie potenzialmente curabili con il trapianto emopoietico. L'unità
dedicata viene, in questi casi, tenuta unicamente a disposizione del
ricevente. La banca dispone di un'equipe mobile di operatori sanitari che
effettua la raccolta di unità dedicate sul territorio regionale. Per
valutare l'opportunità di attivare la procedura di raccolta di unità
dedicata di SP del nascituro, fratello/sorella del consanguineo malato, il
medico specialista che segue il piccolo paziente può richiedere la
consulenza medica di un sanitario della Banca.
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| Il
percorso di donazione ed il processo di bancaggio: schema illustrativo: |
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| Informazione
della donatrice |
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| Arruolamento |
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| Richiesta
consenso informato |
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Prelievi
materni /
Raccolta di sangue placentare |
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Tipizzazione
Validazione biologica |
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Congelamento
/
Allestimento di banche parallele |
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Quarantena
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Controlli a 6/12 mesi
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Validazione definitiva
dell'unità
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Le
donazioni dirette :
Le donazioni
dirette sono unità di SP raccolte da neonati fratelli di pazienti affetti
da patologie potenzialmente curabili con il trapianto emopoietico. L'unità
dedicata viene, in questi casi, tenuta unicamente a disposizione del
ricevente. La banca dispone di un'equipe mobile di operatori sanitari che
effettua la raccolta di unità dedicate sul territorio regionale. Per
valutare l'opportunità di attivare la procedura di raccolta di unità
dedicata di SP del nascituro, fratello/sorella del consanguineo malato, il
medico specialista che segue il piccolo paziente può richiedere la
consulenza medica di un sanitario della Banca.
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La
raccolta del sangue placentare:
Al momento del
parto, sia vaginale che cesareo, è possibile prelevare il sangue
placentare in maniera semplice e rapida senza procurare alcun rischio o
sofferenza al neonato o alla madre; la raccolta, infatti, avviene quando
il cordone è già stato reciso ed il neonato è stato allontanato dal
campo operativo ed è, pertanto, indolore e non invasiva.
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La
raccolta viene eseguita da personale addestrato secondo
metodiche standard, mediante apposite sacche monouso; le sacche
sono dotate di dispositivi di sicurezza per l'operatore e di
sistemi a circuito chiuso per il campionamento, per assicurare
l'integrità della sacca e la sterilità del prodotto.
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Il
bancaggio del sangue placentare:
Dopo la raccolta
le unità di sangue placentare vengono trasportate presso la Banca e
campionate per l'esecuzione di test di qualificazione biologica e
controlli microbiologici di sterilità; aliquote di sangue vengono inviate
al Centro di Tipizzazione Tissutale per la caratterizzazione del sistema
antigenico HLA.
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| Le
unità che rispecchiano criteri di bancabilità, vengono
sottoposte ad un processo di separazione cellulare per
centrifugazione mediante apposite sacche "Top&Bottom"
che consente di abbattere i volumi delle unità eliminando la
maggior parte dei globuli rossi e del plasma. |

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L'abbattimento
dei volumi permette, inoltre, di risparmiare notevolmente gli
spazi freddi necessari allo stoccaggio a lungo termine dei
prodotti criopreservati. |
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Le unità sono,
infine, congelate mediante procedure di discesa controllata
della temperatura.
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Dopo
un periodo di quarantena di 6/12 mesi vengono validate
definitivamente e restano, pertanto, conservate a lungo termine
in contenitori ad azoto liquido a temperature bassissime (-196°C).
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Per
ogni unità vengono allestiti archivi di banche parallele
necessari per lo stoccaggio di campioni di siero, cellule e DNA
per l'esecuzione di test microbiologici di conferma, eventuali
test genetici e test non previsti dalla attuale normativa,
necessari per il rilascio dell'unità.
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Sviluppo
e Ricerca:
Parallelamente
alle attività istituzionali, la banca dispone di programmi di sviluppo e
ricerca. I programmi di sviluppo si prefiggono come obiettivi prioritari: |
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- l'addestramento e
l'aggiornamento continuo del personale sanitario coinvolto nelle
attività istituzionali e nella ricerca
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- l'attivazione di altri
centri raccolta dislocati sul territorio regionale;
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- la sensibilizzazione
alla donazione mediante campagne di informazione;
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- la certificazione, in
conformità agli standard ISO 9002;
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- l'accreditamento
internazionale FACT (Foundation for Accreditation for Cell Therapy).
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| La
ricerca è rivolta essenzialmente allo studio: |
| |
- delle caratteristiche
biologiche del sangue placentare;
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- dei fattori che
influenzano la raccolta;
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- dei programmi di
espansione cellulare in vitro per amplificare il potenziale
trapiantologico ed immunogeno.
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L' Associazione
Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale (ADISCO):
L' ADISCO è
un'associazione no profit costituita nel 1995.
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| Gli
scopi dell' ADISCO sono i seguenti: |
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- divulgare la donazione
di sangue del cordone ombelicale e renderla possibile su tutto il
territorio nazionale;
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- consentire la nascita e
lo sviluppo della rete italiana di banche di sangue placentare;
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Dalla
sua costituzione ad oggi l' ADISCO ha promosso la nascita di ben
nove sezioni regionali (Piemonte, Lombardia, Triveneto, Emilia Romagna,
Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Sardegna).
La sezione ADISCO-Abruzzo è stata istituita nel novembre 2000,
presso il Dipartimento di Medicina Trasfusionale di Pescara e da quella
data, grazie a numerose iniziative ed eventi sociali, supporta le attività
della Banca Regionale di Sangue Placentare.
Le volontarie svolgono, inoltre, un'attività di supporto per la
divulgazione capillare delle informazioni e per la gestione dei rapporti
con le madri donatrici. |
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Come
contattarci:
Per maggiori informazioni è possibile contattare ai seguenti numeri
telefonici: |
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| Il
personale della Banca: 085 425 2374 / 085 425 26 87; |
| Il
personale medico e ostetrico della Divisione di Ostetricia e Ginecologia
del P.O. di Pescara: 085 425 25 47; |
| la
sezione ADISCO-Abruzzo: 085 20 56 770 / 085 429 30 89. |
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E'
possibile visitare il sito internet dell'ADISCO al seguente indirizzo: www.adisco.it
ADISCO
Sezione Regionale Abruzzo O.N.L.U.S.
C/o Azienda Sanitaria Locale - Presidio Ospedaliero di Pescara
Via Fonte Romana, 8 - 65100 Pescara
Tel. 085. 425. 2687
Fax 085. 425. 2607 |
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